Disinfestazione: come funziona?

07/15/2012 posted by

C’è chi dice – e a voler ben vedere, non del tutto a torto – che quando noi esseri umani dichiariamo di avere colonizzato tutto il nostro pianeta, e di esserne la specie dominante, pecchiamo di una superbia che, in termini biologici, è persino un po’ ridicola. E anche volendo decisamente prescindere da qualsiasi implicazione filosofica o etica, materie che esulano dallo scopo di questo testo, bastano anche pochi e semplici dati numerici a farci sospettare di non avere poi, forse, diritto a questo primato.

E uno dei più significativi e sconvolgenti, fra questi dati, riguarda precisamente gli insetti. Un mondo immenso, come capiamo anche istintivamente nel momento in cui pensiamo che sono insetti le farfalle che guardiamo ammirati, le mosche che ci infastidiscono, le api che impollinano i fiori, ma anche le zanzare che ci tormentano in estate, le formiche con la loro eccezionale organizzazione, i moscerini che scacciamo dai nostri frutteti… un mondo che conta un milione circa di specie catalogate, e – pensano gli entomologi – forse altrettante tuttora da individuare. E una presenza così massiccia, a così stretto contatto, non può che causare quella battaglia che chiamiamo disinfestazione.

Tecnicamente, la parola “disinfestazione” si riferisce appunto all’eliminazione, o quantomeno riduzione, del numero dei parassiti e dei danni che essi causano. E visti i numeri di cui abbiamo parlato, e la pervasività degli insetti – che sono presenti nelle nostre coltivazioni, negli impianti delle nostre industrie alimentari, finanche nelle nostre case – lavorare per limitarne la presenza e i danni diventa evidentemente un’esigenza irrinunciabile.

Un disinfestazione completa si compone di tre parti. Si comincia con un monitoraggio, momento indispensabile per assicurare il buon risultato di tutto il processo, che è a sua volta diviso in tre momenti:

1. l’analisi ambientale: prima di poter disinfestare, bisogna ragionare attentamente sull’ambiente dove si andrà ad operare, e ancor di più fornire una precisa misurazione della “pressione d’infestazione”, vale a dire della effettiva gravità del problema;

2. lo studio di quali insetti siano presenti: abbiamo prima parlato di quante varietà di parassiti esistano, e questo rende chiaro che non è possibile combatterli con efficacia se non si ha un’idea chiara di quali stiano infestando l’ambiente su cui lavoriamo;

3. schema del piano di lotta: una volta che sono state raccolte le informazioni di cui abbiamo discusso, è possibile programmare precisamente quali azioni avviare, innanzitutto per sopprimere la massima percentuale possibile di parassiti presenti, ed oltre a questo – fase altrettanto fondamentale – quali contromisure attivare per restringere, o eliminare, il futuro proliferare degli stessi, da un progetto di pulizie regolari ed accurate alla messa in opera di barriere fisiche.

Una volta effettuata la pianificazione, si passa com’è logico all’esecuzione del programma delineato anteriormente, mettendo in opera le tecniche e i mezzi adeguati, calibrati sia alla gravità del problema in essere che sulle specifiche esigenze dell’ambiente (in una coltura in campo aperto, è irrealistico, e non necessario, sforzarsi di portare a zero il numero di insetti presenti, poiché una protezione totale non è in alcun modo verosimile. D’altro canto, all’interno degli impianti di un’industria alimentare, è richiesta e necessaria un’eliminazione completa di ogni esemplare di insetto.)

Ottenuto il successo desiderato, scatta la terza fase: un diligente mantenimento delle condizioni raggiunte, tramite preciso monitoraggio dei risultati, essenziale anche per avere le eventuali certificazioni richieste in determinati ambiti operativi.

Nessun commento