Assicurazioni auto e moto: cosa c’è da sapere

Assicurazioni auto e moto: cosa c’è da sapere

Tutti noi, mensilmente, dobbiamo tirare su dei conti al fine di arrivare, come si suol dire, tranquillamente alla fine del mese. In un periodo storico dove trovare un posto di lavoro redditizio da poter permettere uno stile di vita dignitoso senza troppi affanni è pressoché utopico, un problema ‘obbligatorio’ da affrontare è quello che riguarda l’assicurazione di auto e moto.

In un mercato che gioca al ribasso viste le numerose compagnie assicurative disposte a venire incontro alle nostre esigenze, un ruolo fondamentale è svolto dal web ove l’accesso a tutto il mondo assicurativo è a portata di click.

Ovviamente, sia ben chiaro, chi volesse stipulare una polizza alla vecchia maniera lo può tranquillamente fare: basta recarsi fisicamente presso un’agenzia e contrarre l’assicurazione. Il poter usufruire dei servizi web, però, oltre che a permetterci di entrare in contatto con tutte le società disponibili sul mercato permette di ridurre i costi di gestione dovuti all’intermediazione del broker. In altre parole il tutto si tradurrebbe in ulteriore risparmio.

Come stipulare una polizza sul web

Come detto sul web è possibile ricercare assicurazioni economiche che possono venire incontro alle nostre esigenze. Per poterne usufruire non bisogna avere nessuna conoscenza particolare o attrezzatura speciale: basta munirsi di un dispositivo che abbia l’accesso internet e il gioco è fatto.

A questo punto bisogna semplicemente collegarsi direttamente sul sito della compagnia alla quale vogliamo affidarci, compilare i form ed effettuare il pagamento anticipato tramite PayPal o tramite Bancomat/Carta di Credito.

Altra soluzione potrebbe essere la comparazione delle offerte. Che significa? Esistono siti web che, una volta inseriti i propri dati e quelli del veicolo da assicurare, effettuano un paragone globale tra tutte le compagnie assicurative al fine di trovare, sul momento, l’offerta più economica in assoluto.

Come poter risparmiare ulteriormente?

Esistono piccoli cavilli che permettono di risparmiare ulteriormente alla stipula della polizza. Oltre al non usufruire delle prestazioni del broker potrebbe rilevarsi estremamente utile affidarsi al decreto Bersani.

La Legge Bersani, nata nel 2006, permette a diversi soggetti dello stesso stato di famiglia di usufruire della classe di merito più bassa. In altre parole se un figlio va a contrarre la sua prima RCA può tranquillamente prendere la classe di merito del padre o della madre anziché partire dalla canonica quattordicesima classe.

Oltre a questo citato esistono diversi piccoli escamotage che possono ausiliarci nelle nostre scelte: bisogna essere semplicemente meticolosi e soprattutto estremamente attenti in ciò che facciamo perché il risparmio potrebbe essere dietro l’angolo.


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Drusilla Tanzi era una donna di cui il noto poeta italiano, Eugenio Montale, era follemente innamorato. L'amore di questo straordinario uomo, ha condotto alla realizzazione di un componimento poetico dedicato alla moglie, dopo la sua morte. Scritta nel 1967 e inclusa nella raccolta “Satura”, questa poesia è divisibile in due strofe: la prima è composta da sette versi, mentre la seconda da cinque. All'interno del testo poetico, il noto poeta svolge un dialogo affettuoso con la propria moglie, toccando i cuori di chiunque abbia vissuto un'esperienza simile alla sua. Attraverso un'azione apparentemente banale e quotidiana come la discesa delle scale, Montale rievoca le esperienze passate insieme alla moglie e la propria vita coniugale.

La metafora del viaggio

In modo tenero, il poeta, fa riferimento alla miopia della moglie e, in una dimensione di quotidianità, ricorda anche la sua profonda saggezza e il suo buon senso. L'autore condivideva con lei la difficoltà che si trovava nelle piccole azioni, e lo faceva semplicemente mettendo a disposizione il suo braccio. Nel viaggio della vita però, dopo tanti passi percorsi insieme, lui è rimasto solo e ne sente profondamente la mancanza. “Mosca” era il soprannome che lui le aveva dato e, interessante, è l'opinione dell'autore in merito al fatto che, sebbene la moglie vedeva in maniera offuscata, in verità, le sue pupille erano le uniche a guardare la profondità del mondo. La miopia della moglie, si è rivelata edificante per il poeta, il quale grazie a lei, è riuscito a vedere e a dimenticarsi delle preoccupazioni prive di senso che in passato aveva avuto e che ora solo nulla in confronto all'assenza della propria amata. Grazie alla metafora del viaggio, Montale riflette sull'esistenza, dichiarando che la realtà non è quella che si vive con i sensi, ma è una dimensione misteriosa che va al di là delle apparenze.

Tutti perdiamo qualcuno

Montale, purtroppo, non è l'unico uomo che ha vissuto il dramma di perdere qualcuno che amava profondamente. La vita è una realtà ciclica e, come tale, vede la sua conclusione. Vivere un lutto è un passo che non si dovrebbe mai effettuare da soli: amici, parenti e conoscenti sono coloro che ci sostengono psicologicamente il nostro fardello. Organizzare per di più un rito funebre, ha delle implicazioni burocratiche ostiche che, in un momento così toccante, non tutti hanno voglia di risolvere. Onoranze funebri a Roma come la Cattolica San Lorenzo si occupa di amministrare un evento drammatico, che sia capace di dare dignità a chi è appena andato via  e ad una persona che vorremmo ricordare nel modo più bello possibile.


La morte per i buddhisti

La morte per i buddhisti

Quando la vita ci presenta uno dei suoi tanti conti e ci ritroviamo costretti a vivere un momento come la morte di un nostro caro, trovare degli spazi di riflessione concreti in grado di mostrarci numerose prospettive è essenziale per non sentirsi soli nel dolore, nella perdita, nell’abbandono.
Tutti, in tutto il mondo, ne hanno esperienza e come in ogni cosa la cultura non può che influire nel modo di affrontare la situazione, in special modo quella relativa al proprio credo religioso.
Se vi doveste trovare in questo tragico momento vi consiglio di rivolgervi all’agenzia Cattolica San Lorenzo, un’impresa funebre a Roma, in grado di mettere a vostra disposizione quanti più strumenti e soluzioni disponibili.
Nonostante la morte sia qualcosa di ovvio tanto quanto la luce del giorno che arriva dopo il buio della notte, in realtà tale semplicità viene meno nel momento in cui affrontiamo la mortalità, qualcosa che fa parte ed è caratteristica dell’esistenza e che i buddhisti chiamano impermanenza.

Cos’è l’impermanenza

Si tratta di quel principio che riesce ad incarnare uno degli aspetti centrali del buddhismo: la consapevolezza.
In questo caso essi non fanno che intendere il naturale corso delle cose concependo l’intero universo e gli esseri che vivono in esso come fittamente collegati agli avvenimenti che poi si scaturiscono o che essi stessi scaturiscono.
Risulta incarnare tutto ciò di cui facciamo esperienza e del modo in cui questo modifica tanto il nostro io interiore, quanto il nostro aspetto esteriore.
La morte, dunque, non è di per sé giusta o sbagliata, né un fallimento o una punizione ma, al contrario, un fatto naturale che tutti sperimenteremo in quanto esseri naturali.

La paura della morte

Nonostante questa consapevolezza che, buddhisti o meno, tutti dobbiamo raggiungere, l’uomo tende ad essere comunque spaventato, la paura della morte è proprio una delle paure fondamentali.
Gli insegnamenti del Buddha invitano infatti ad esplorare questa paura con apertura, lasciando che emerga, che ci spaventi, che ci soffochi, al fine di imparare a convivere con l’unica certezza che possediamo: una volta nati, moriremo.
Nel frattempo siamo sopraffatti dalle incertezze, relative al luogo in cui viviamo, ai tempi, alle situazioni, ma in ogni caso questa costituisce la certezza per eccellenza ed è per questo che dobbiamo imparare a conoscerla e ad utilizzarla come pretesto per vivere una vita priva di rimpianti, dolori inutili, sofferenze autoindotte.
Secondo i praticanti, dunque, riflettere sulla morte è una pratica che va svolta quotidianamente.


Il sensore nel cervello che aiuta la dieta

Uno scienziato italiano che lavora negli Stati Uniti ha scoperto nel cervello un sensore che aiuta a perdere peso rapidamente e a non riacquistare chili alla fine di una dieta costata tante rinunce: si tratta del ‘CPE’, che coordina l’assunzione di cibo con il dispendio calorico, ruolo cardine nel dimagrimento perché di solito quando si mangia poco si finisce per bruciare meno, quindi dimagrire diventa più difficile. Resa nota dalla rivista Nature Medicine, la scoperta si deve a Domenico Accili, attualmente alla Columbia University di New York.

Accili ha scoperto un complesso e fondamentale meccanismo che controlla la perdita di peso nell’ipotalamo, il circuito cerebrale che regola l’appetito: si tratta di una molecola, FoxO1, che una volta spenta permette di ridurre l’apporto di cibo senza ridurre il dispendio energetico. Questa molecola agisce sul CPE, il sensore che coordina l’assunzione di cibo con il dispendio calorico.

Se FoxO1 è spenta i livelli di CPE aumentano e si mangia meno bruciando di più, quindi si dimagrisce. “Quando si perde peso – ha spiegato Accili – si mettono in azione dei meccanismi di difesa dell’organismo che riducono il dispendio di energia, in altre parole il corpo diventa più efficiente nell’utilizzare le calorie e ne brucia meno a parità di lavoro. E’ per questo motivo che in genere dopo un periodo iniziale di perdita di peso, pur continuando la dieta, non solo non si perde ulteriore peso, ma si riaccumula quello perso”.

Accili ha constatato che, spegnendo FoxO1 nel cervello di topolini, questi perdono peso più facilmente e non lo riprendono. Inoltre il ricercatore ha capito che ciò dipende dall’enzima CPE. “Abbiamo scoperto che FoxO1 blocca CPE e che quando i livelli di CPE sono bassi, si mangia di più e si spendono meno calorie, il che dà luogo ad accumulo di peso – ha spiegato Accili; quando sono alti, si mangia di meno e si continua a spendere calorie, il che risulta in una perdita di peso”. “La cosa importante di questo lavoro è che abbiamo trovato la spiegazione del perché dopo una dieta si riprende inevitabilmente peso – ha concluso.

Se riuscissimo a fare un farmaco che attiva CPE potremmo aiutare chi ha perso peso a non ingrassare di nuovo. L’idea non è peregrina, perché CPE è una peptidasi (enzima che taglia i peptidi) e contro le peptidasi esistono già numerosi farmaci (per malattie infettive, diabete, etc)”.


Vendita prodotti antincendio: c’è anche il prodotto che fa per voi

Quello della vendita prodotti antincendio è un mercato al quale spesso non pensiamo, se non obbligati da leggi e regolamenti relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro; eppure il rischio di incendi è un pericolo molto concreto e reale, e minaccia le nostre case esattamente quanto i nostri capannoni o uffici. Se in ambito aziendale e industriale però è appropriato equipaggiarsi di allarmi, rilevatori di calore, e idealmente sistemi a spruzzatori localizzati che possano debellare qualsiasi focolaio d’incendio in pochi secondi, nelle case si trovano spesso tutt’al più dei semplici rilevatori di fumo: e sebbene questi, specie se collegati ad un allarme e alla stazione dei vigili del fuoco, possano decisamente salvare le nostre vite, non possono far nulla per contenere le fiamme mentre aspettiamo l’arrivo dei soccorsi. Per questo dovremmo tutti interessarci alla vendita prodotti antincendio, se non altro per quanto riguarda i suoi dispositivi base come gli estintori.

Non c’è area della casa, infatti, che non contenga materiali infiammabili: e come potrà spiegarci semplicemente qualsiasi addetto specializzato alla vendita prodotti antincendio, esistono diversi tipi di estintore per spegnere fiamme di origine diversa: utilizzare quelli sbagliati, infatti, potrebbe non avere alcun effetto, o addirittura peggiorare la situazione. In un garage occorrerà un estintore che possa gestire fiamme da benzina, o da solventi, mentre in cucina (o in salotto, se ad esempio abbiamo un caminetto) basterà un estintore generico a polvere, e ancora, in casa, potrebbe servire un estintore specifico per fiamme di origine elettrica, nel caso di un malfunzionamento dell’impianto elettrico.

Non tutti siamo esperti del settore, tuttavia, e di fronte alla grande varietà disponibile presso le aziende di vendita prodotti antincendio è possibilissimo trovarsi un po’ confusi e disorientati. Sarà un’ottima occasione per verificare la preparazione degli addetti, che è un ottimo indicatore della qualità dell’azienda stessa; e non dovremo dimenticarci di assicurarci che l’azienda offra anche una specifica istruzione sull’utilizzo degli estintori stessi. Essere di fronte ad un incendio non lascia sicuramente tempo per scoprire come usare un dispositivo mai visto prima, e la situazione diventerebbe ancora più pericolosa: come norma generale, comunque, qualsiasi addetto di vendita prodotti antincendio potrà confermarvi che l’utilizzo di un normale estintore si articola su quattro fasi.

Per prima cosa, dovrete indietreggiare rispetto alle fiamme di circa due o tre metri, puntare l’ugello verso le fiamme, e tirare la spinetta d’arresto. Fatto questo dovrete mirare alla base delle fiamme – puntare in alto è uno degli errori più comuni – e premere lentamente, in maniera uniforme, la leva. In questa fase, al primo contatto dell’agente antincendio con le fiamme, queste potrebbero per un istante divampare più alte: è proprio per questo che è una saggia norma di sicurezza farsi indietro come prima cosa, così da non esserne avvolti. Per finire, dovrete muovere orizzontalmente l’ugello, avvicinandovi lentamente, e sempre mirando alla base delle fiamme. Ma ancora prima di fare tutto questo, vi sottolineerà qualsiasi specialista in vendita prodotti antincendio, assicuratevi che tutti siano usciti dalla stanza e dall’edificio, e che i soccorsi siano già stati chiamati: è la competenza a spegnere gli incendi, e non l’incoscienza.


In viaggio con i bambini: 5 consigli per non trasformarlo in un’odissea

La sicurezza dei nostri bambini è senza alcun dubbio la nostra prima priorità in qualsiasi momento, e i viaggi in automobile non fanno eccezione. Ma se dovessimo girarci costantemente, distraendoci dalla guida, per verificare il loro comportamento, e che non facciano nulla di pericoloso, non faremmo che metterli in un pericolo ancora maggiore: come possiamo allora rendere sicuri i nostri viaggi in automobile anche per loro? Ecco cinque consigli semplici da chi ha grande esperienza di lunghi trasferimenti con pargoli al seguito: seguiteli e vedrete che vi sentirete immediatamente più sereni!

Se possibile, trovate un compagno di viaggio
L’altro genitore dei vostri bambini è sicuramente il primo e più logico candidato. Ma se questo non fosse possibile, un nonno, uno zio, o perfino un amico si riveleranno dei compagni preziosi: alleggeriranno il peso del viaggio con qualche chiacchierata, potranno dedicare più attenzione ai bambini senza far distrarre voi dall’attenzione alla strada e al traffico, e contribuiranno sicuramente a rendere il viaggio più rilassante e meno stressante.

Massima attenzione ad alcool e caffeina
Non bisognerebbe mai mettersi alla guida dopo aver bevuto alcool, e nemmeno dopo avere assunto grandi quantità di caffeina: il primo abbassa la nostra soglia di attenzione, rallenta i riflessi, e può portarci dei pericolosissimi colpi di sonno, mentre la seconda ci può rendere troppo nervosi e poco lucidi nel prendere decisioni. A maggior ragione, quindi, queste sostanze vanno assolutamente evitate quando fra i vostri passeggeri ci sono anche i vostri bambini: la loro sicurezza è vostra responsabilità!

Viaggiate attrezzati
In questo caso non ci riferiamo al cric, alla ruota di scorta, o a una tanica di benzina extra: stiamo parlando dei vostri bambini, e di come tenerli calmi e occupati. E la risposta, lo sapete benissimo, è rifornirli di giocattoli che li tengano occupati e buoni ai loro posti, evitando che si spostino per noia – mettendosi in pericolo – o che, con il loro comprensibile desiderio di parlarvi, vi distraggano dalla guida mentre eseguite una manovra che richiede tutta la vostra attenzione. Mettete in automobile qualcuno dei loro giocattoli preferiti – niente con piccole parti che si possano perdere e li invoglino a pericolose sortite dal proprio seggiolino per recuperarle – e il vostro viaggio sarà senza dubbio più sicuro.

Limitate la velocità
Questo è sempre un buon consiglio, quando si sta viaggiando in automobile: la velocità eccessiva è un pericolo in qualsiasi situazione. Ma quando ci sono dei bambini a bordo, le ragioni di tenersi ben sotto i limiti aumentano ancora: è più facile gestire un imprevisto, e soprattutto evitare uno scontro, quando non si sta sfrecciando a tutto gas.

Non dimenticate i seggiolini di sicurezza
L’utilizzo degli appositi seggiolini per bambini, calibrati sul loro peso e sulla loro età, fa un’enorme differenza nel proteggerli dalle conseguenze di un eventuale impatto della vettura durante la guida. Le cinture di sicurezza e gli airbag, così fondamentali per gli adulti, possono addirittura rivelarsi pericolose per un infante, e solamente la scelta dei giusti strumenti può davvero tutelare i nostri bambini.


Auto elettriche: il futuro è già qui

Non c’è dubbio per chiunque si occupi del settore dell’automobile che il futuro del mercato è nelle automobili elettriche. La popolarità di cui un tempo godevano solo fra i sognatori o gli ecologisti dello zoccolo duro si è ormai allargata a persone di ogni tipo, ceto e cultura, mano a mano che la preoccupazione per l’ambiente s’è fatta più diffusa e l’interesse a rispettarlo più sentito. Ma quali sono i reali vantaggi che quest’automobile del futuro porterà agli autisti di domani?

Il rispetto dell’ambiente
L’inquinamento da gas di scarico è un problema che in realtà tutti sentiamo da anni, e del quale ci lamentiamo da altrettanto tempo – ma in realtà, con il passare del tempo, non ha fatto altro che peggiorare. E lungi dall’essere soltanto un problema di decoro urbano, l’emissione di gas è una delle cause principali del riscaldamento globale che ci minaccia tutti. Ma le auto elettriche supereranno completamente questo problema: si caricano letteralmente da qualsiasi sorgente di energia elettrica, e non producono alcuna emissione, e quindi alcun inquinamento.

L’economia e l’efficienza
Il prezzo del petrolio fluttua costantemente, rendendo a volte obiettivamente insostenibili i consum anche delle auto di piccola e media cilindrata. La risorsa è inoltre evidentemente esauribile, e quindi i prezzi non potranno che salire, nel tempo. Al contrario, le auto elettriche hanno un ottimo rapporto fra costo del “carburante” (in questo caso, l’energia) e le prestazioni; oltre a questo, possono essere letteralmente ricaricate ovunque ci sia energia elettrica, riducendo i costi derivanti dal mantenimento dei benzinai. Oltre a questo, i motori delle auto elettriche richiedono in generale una minore quantità di interventi di manutenzione, il che li rende più economici sul lungo periodo.

Ma siamo obiettivi: le auto elettriche non hanno alcun difetto? Naturalmente no: ogni macchina ha i suoi pro e i suoi contro, e le vetture elettriche non fanno eccezione. Da un lato, si può fare ancora molto per migliorare l’autonomia delle automobili elettriche, soprattutto considerando che i centri di ricarica non sono ancora diffusi su tutto il territorio e quindi esiste un rischio concreto di trovarsi “a secco” in un luogo dove sia impossibile ricaricare. Oltre a ciò, i tempi di ricarica delle batterie sono ancora molto lunghi rispetto al tempo impiegato per un pieno di benzina: un’altra area dove la tecnologia dovrà fare di meglio per portare alla posizione di dominio del mercato queste automobili che possono, davvero, salvare il nostro ambiente.


Le fasi del recupero IBC

Il recupero IBC è la serie di operazioni che permette di rigenerare e riportare in condizioni operative una cisternetta del tipo cosiddetto “millelitri”, composta di un otre in plastica – omologato per il trasporto di diverse sostanze, inclusi gli alimenti e molte sostanze chimiche anche aggressive – e di una gabbia di protezione in metallo che lo circonda.

La sigla IBC sta infatti per Intermediate Bulk Container. Tali cisternette, estremamente utili per contenere i materiali più svariati, si trovano infatti dopo lo svuotamento a non poter essere immediatamente riutilizzate per la presenza di scorie, e quindi devono essere sottoposte a lavaggi e ricondizionamenti che prendono appunto, collettivamente, il nome di operazioni di recupero IBC. Vediamole in maggior dettaglio:

1- Il recupero IBC inizia fin dal momento in cui un’azienda specializzata provvede al ritiro delle cisternette usate presso la sede dell’Azienda. È importante sapere che i camion utilizzati per questo ritiro debbono essere specificatamente attrezzati per gestire il trasporto (e quindi gli eventuali imprevisti a esso relativi) in piena sicurezza; fra tali dotazioni richieste ai camion per il recupero IBC c’è anche l’obbligo di legge di essere equipaggiati di un apposito sistema di tracciamento.

2- La successiva fase del recupero IBC consiste nell’effettuarne la cernita non appena arrivano nello stabilimento di recupero. Innanzitutto, infatti, è necessario dividerli in base alla pericolosità dei liquidi che contenevano – il cui smaltimnto è una criticità essenziale di questo lavoro – e successivamente secondo il fatto che sia effettivamente possibile rigenerarli. Non tutte le cisternette, infatti, sono effettivamente
sottoponibili al processo di recupero IBC: alcune, troppo compromesse, devono necessariamente essere smaltite.

3- A questo punto si procede a quella che è probabilmente la fase centrale del recupero IBC, ossia il lavaggio, o meglio i lavaggi: sono infatti necessari diversi passaggi per assicurarsi che ogni traccia sia stata rimossa dalle pareti interne della cisternetta. Questo porta naturalmente ad avere una serie di scarti, i liquidi contaminanti che erano contenuti nell’imballaggio: queste scorie vengono raccolte e successivamente smaltite come da norme di legge. Il recupero IBC è un’operazione talmente esatta ed ecologica che perfino i vapori stessi derivanti dal lavaggio vengono eliminati bruciandoli completamente in un post-combustore.

4- Fatto questo, mentre le cisterne giudicate come non adatte al recupero IBC vengono avviate alla procedura di riciclo, le altre che debbono essere ricondizionate subiscono nuovi trattamenti: ove necessario vengono infatti sverniciate e riverniciate, le gabbie di metallo vengono controllate e se necessario sostituite, e qualora si verifichi la necessità vengono interamente rimosse anche le etichette precedentemente applicate. Il recupero IBC restituisce infatti degli imballaggi come nuovi, spesso addirittura riomologati per tutti gli utilizzi.

E con questa fase il recupero IBC si conclude. Le cisternette millelitri, rigenerate e pronte, verranno nuovamente immesse sul mercato, nuovamente in grado di contenere qualsiasi sostanza, dal latte ai reagenti chimici.


Al cuore dell’impresa ci sono passione e impatto

Migliaia di persone sognano di avviare un’attività. Ma che cos’è che genera veramente successo per un’azienda, che cosa fa in modo che prosperi a lungo e crei il profitto desiderato? Se è ben vero che un’analisi seria e completa di questa questione non può prescindere dalla preparazione dell’imprenditore, dalla bontà del suo prodotto, dalle condizioni del mercato e dalla capacità di interpretarle, e dalla generale situazione economica, è però non meno vero che anche due concetti apparentemente “vaghi” e poco solidi come impatto e passione sono invece ingredienti assolutamente essenziali nella ricetta per il successo di un’impresa.

Parliamo di passione? Certo, la passione sembra meno importante del denaro: e solitamente si fonda un’impresa per generare del guadagno, e non come sfogo alle proprie passioni, no? È vero: eppure, allo stesso tempo, costruire un’impresa soltanto fondandosi sull’idea “deve generare profitto” non è un buon inizio. Affrontare la vita di un’impresa significa anche avere la necessità di prendere decisioni difficili, di attraversare periodi faticosi e complessi, di fronteggiare difficoltà spesso notevoli. E questo non si fa soltanto per soldi: si fa per qualcosa in cui si crede e che si ama. Inoltre, essere appassionati di quello che fa la vostra impresa vi renderà manager più attivi e interessati.

E l’impatto? Un tempo il mercato faticava ad offrire abbastanza da soddisfare tutti i possibili clienti, e quindi bastava un buon prodotto per lavorare. Oggi, che il mercato è saturo e la concorrenza sconfinata, i prodotti buoni sono infiniti, e per poter trovare la propria nicchia e prosperare è necessario essere, in qualche misura o modo, diversi: fare la differenza, per i propri clienti e magari per il mondo. Cosa fa la vostra impresa? Cosa ha di speciale, di unico? Cosa potete fare per avere un impatto reale, importante e positivo sulla vita dei vostri clienti? La risposta a queste domande è molto concreta – almeno quanto “voglio che la mia impresa generi un profitto”. E sicuramente, è una condizione necessaria per generarlo, quel profitto.


Bagutta: quando dal cibo nasce la cultura

Novant’anni sono tanti, anche per un ristorante a Milano, città dove la tradizione è ancora forte e sostiene bene il confronto con l’innovazione e la modernità. Ma la Trattoria Bagutta li porta con uno stile e una freschezza che ne fanno davvero un simbolo di Milano al di là del tempo, un classico dove non pesa quella data d’apertura del 1924: allo stesso tempo trattoria sincera e ristorante di pregio, premiato da una clientela di altissimo livello, è un locale dove essenzialmente si mangia bene, in un ambiente semplice e casalingo, ma proprio per questo accattivante, e che sa mettere subito a suo agio il politico come il businessman, il cantante come il giornalista, la modella come l’ingegnere, che possono gustare il menù, cambiato quotidianamente a seconda dei prodotti reperiti, che ha fatto la fortuna di questo ristorante.

Ma non c’è soltanto cucina, da Bagutta. Il nome stesso è ben noto a tutti i letterati per il Premio Bagutta, primo premio letterario italiano, che fin dal 1927 viene assegnato con una semplicità – non c’è regolamento, non c’è limite di genere, non ci sono bandi o uffici stampa – che lo ha reso celebratissimo da tutta la stampa e ambito – premio aristocratico com’è, consegnato nel cuore dell’inverno milanese e non nella stagione estiva come tutti i premi che ha originato – da tutti gli scrittori. E nacque per caso, in quel ristorante a Milano dove venivano a gustarsi i piatti tipici di una cucina semplice e casalinga i giornalisti e gli scrittori dell’epoca, raccogliendo le ammende, le multe, che avevano scherzosamente deciso di comminare, di comune accordo, a chi avesse saltato la propria presenza serale, magari per uscire con una donna, per un’idea, si racconta, di Orio Vergani.

E nei tanti anni in cui è stato assegnato – dal 1927 a oggi, soltanto gli anni dal ’37 al ’46 sono stati saltati – quel premio Bagutta nato per gioco in un piccolo ristorante a Milano ha onorato autori e libri (dai saggi alla narrativa alla poesia, senza limiti, nel solo spirito del “ci è piaciuto” che lo contrassegna fin dall’inizio, da quell’accordo preso fra i primi giudici dei quali solo uno – narra ancora il Vergani- “era astemio”) che tutti conosciamo e amiamo. Ricordiamone, fra tanti, solo alcuni: Il Castello di Udine di Carlo Emilio Gadda, nel 1934, Pantheon Minore di Indro Montanelli, nel 1951, i Racconti di Italo Calvino nel 1959, Storia di Tönle di Mario Rigoni Stern nel 1979, e Il Provinciale di Bocca, nel 1992.