Sordità: qualche aneddoto può renderla meno spaventosa

06/14/2013 posted by

Diciamocelo apertamente: delle tante maniere in cui il nostro corpo può ammalarsi, in cui può perdere parte della propria funzionalità, delle mille malattie grandi e piccole da cui possiamo essere colpiti, non ci piace parlare. Vorremmo poterci illudere che a noi non capiteranno: che la nostra salute resterà perfetta per sempre, e che non ci sfiorerà nemmeno il minimo acciacco. Ma fra quei problemi di cui proprio non vogliamo spesso nemmeno sentir parlare, come se fossero particolarmente ripugnanti o spaventosi, c’è sicuramente la perdita dell’udito.

Per tante ragioni, questa malattia è circondata da un gran numero di pensieri spesso completamente erronei, i quali rendono sovente difficile anche soltanto parlarne con serenità e a mente lucida. Spesso il modo migliore di eliminare l’aura di mistero e paura da qualcosa è proprio quella di parlarne con semplicità, raccontandone qualche aneddoto simpatico : proviamo a fare proprio questo, e a renderci conto fin da subito che, quando parliamo di problemi di udito, stiamo parlando di qualcosa che colpisce, in diversa misura, circa il dieci per cento degli esseri umani.

Vi piace il baseball? È uno sport particolare, che non molti seguono dalle nostre parti, ma che pure tutti conosciamo nei suoi gesti fondamentali, forse grazie al cinema: e fra questi, sicuramente, c’è il momento che precede immediatamente la battuta, e nel quale il ricevitore e il lanciatore si comunicano, con gesti pattuiti, quale lancio effettuare. Non vi ricorda qualcosa? Già: il linguaggio dei segni. E infatti a inventare il metodo e i gesti fu proprio un sordo: era un centrocampo della squadra dei Cincinnati Reds, e si chiamava William Hoy.

Restiamo in America, e restiamo nel campo sportivo: un altro sport che qui pratichiamo poco, ma che tutti conosciamo piuttosto bene a livello visivo, è sicuramente il football americano, e fra quei gesti che abbiamo ben presenti nell’immaginazione c’è quell’adunata di tutti i giocatori, accovacciati a discutere la strategia prima dell’azione. Perché fanno così? Basterebbe parlare a voce normale per non essere sentiti dagli avversari, che sono solitamente a parecchi metri di distanza. La tradizione fu inventata proprio dalla squadra di un college di sordi, dove l’unico altro modo di comunicarsi la strategia sarebbe stato quello di gridare a gran voce sul campo – rendendola allora sì palese agli avversari.

E per chiudere, cambiamo situazione e parliamo di lavoro. C’era una disciplina un tempo, quando le registrazioni audio non erano né così comuni né così semplici, che non poteva assolutamente mancare sul curriculum di una segretaria: si tratta della stenografia, ossia della conoscenza di un linguaggio scritto di grande rapidità e semplicità, che permetteva di appuntare, testualmente, l’intero svolgersi di un dibattito o di una riunione senza perdere il passo. Cosa c’entra con la sordità? Lo inventò un sordo: si chiamava John Gregg.

Basta con gli aneddoti, è ora di rimettersi al lavoro? Va bene: possiamo suggerirvi soltanto un buon sottofondo musicale? Ascoltate la Nona sinfonia di Beethoven: è famosa, è uno splendido esempio di musica classica sinfonica, ed è stata scritta da un uomo completamente sordo.

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